Stazione di Lode


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Vito

Le Nostre storie

LO STRACCIVENDOLO

Ebbi una strana visione.
Mi sono imbattuto nella storia più strana di tutta la mia vita,
il mio fiuto da strada e la mia astuzia mi avevano addirittura preparato.
Silenzio bimbo, fai silenzio adesso che te la racconto.

Un venerdì mattina, ancor prima dell'alba notai un giovane uomo,
forte e di bell'aspetto, che percorreva i viali della nostra città.
Spingeva un vecchio carrello pieno di vestiti puliti e nuovi
e chiamava con una voce chiara da tenore "Stracci!".
Nell'aria inquinata e nella sudicia prima luce del giorno si sentiva questa musica dolce.

"Stracci! Stracci nuovi in cambio di vecchi. Ritiro i vostri stracci usurati! Stracci!"
"Questa è una meraviglia" pensai fra me e me,
in quanto l'uomo era altissimo,
e le sue braccia erano come rami d'albero, forti e muscolose,
e i suoi occhi brillavano d'intelligenza.
Possibile che non trovasse un lavoro migliore di questo, quello di straccivendolo in città?
Così lo seguii spinto dalla mia curiosità e non ne rimasi deluso.

Ben presto, lo Straccivendolo vide una donna seduta sul portico di casa sua.
La donna singhiozzava in un fazzoletto,
sospirava e stava versando un mare di lacrime.
Le sue ginocchia e i suoi gomiti facevano una triste X.
Le sue spalle tremavano e il suo cuore era rotto.
Lo Straccivendolo fermò il carrello.
Si avvicinò silenziosamente alla donna,
passando tra lattine, vecchi giocattoli e pannolini.
"Dammi il tuo straccio" le disse gentilmente,
"e te ne darò un altro".
Le tolse il fazzoletto dagli occhi.
Lei tirò su la testa e lui le posò sulla mano uno straccio di lino nuovo e così pulito che luccicava.
Lei guardava il dono e colui che glielo aveva donato.
Poi, mentre lo Straccivendolo tornò a spingere il suo carrello,
lo vidi fare qualcosa di strano:
sul suo volto si mise il fazzoletto macchiato della donna;
e poi iniziò a piangere,
a singhiozzare forte come aveva fatto lei,
spalle tremanti.
La donna rimase senza lacrime.
"Questa è una meraviglia" sospirai a me stesso,
e seguii ancora lo Straccivendolo che singhiozzava
come un bambino che non può voltare le spalle ad un mistero.

"Stracci! Stracci!Nuovi stracci in cambio di vecchi!"
Di lì a poco,
quando il cielo si fece grigio dietro i tetti
e riuscivo a vedere le tende usurate appese a finestre sporche,
lo Straccivendolo arrivò da una ragazzina con la testa bendata
e gli occhi spenti.
Le bende erano sporche di sangue
e sulla la guancia le scorreva una riga di sangue.
Lo Straccivendolo guardò la bambina con compassione
e dal carrello prese una graziosa cuffietta gialla.
"Dammi il tuo straccio" disse,
toccandole la guancia sanguinante,
"e ti darò il mio."
La bambina riuscì solo a fissarlo mentre lui le allentava le bende,
gliele toglieva e se le mise intorno alla sua testa.
Poi le infilò la cuffietta in testa. E io rimasi di stucco alla vista di ciò che vidi:
con le bende se ne andò anche la ferita!
Intorno alla fronte scorreva del sangue più scuro e più sostanzioso, il suo!

"Stracci! Stracci! Ritiro vecchi stracci!" gridava lo Straccivendolo
Singhiozzante, sanguinante, forte e intelligente.
A quel punto il sole colpì sia il cielo che i miei occhi;
lo Straccivendolo sembrava affrettarsi sempre più.
"Stai andando al lavoro?" chiese ad uno uomo appoggiato ad un palo del telefono.
L'uomo scosse il capo.
Lo Straccivendolo insistette: " Hai un lavoro?"
"Stai scherzando? Disse l'uomo.
Si spostò dal palo mostrando la manica destra della sua giacca,
piatta, con il polsino infilato nella tasca.
Gli mancava un braccio.
"Allora dammi la tua giacca" gli disse lo Straccivendolo,
"e ti darò la mia"
Che voce autorevole e calma!
L'uomo senza braccio si tolse la giacca
e così fece lo Straccivendolo.
E io tremai di fronte a ciò che vidi:
il braccio dello Straccivendolo rimase nella manica della giacca che si tolse
e quando l'uomo si infilò la giacca nuova aveva due braccia sane,
forti come rami d'albero, ma lo Straccivendolo ne aveva solo uno.
"Vai al lavoro" gli disse.

Dopo ciò trovò un ubriaco,
sdraiato senza sensi sotto una coperta militare,
un uomo vecchio rannicchiato, avvizzito e malato.
Lo Straccivendolo prese la coperta e l'avvolse intorno a sé
e all'ubriaco lasciò dei vestiti nuovi.

A quel punto dovevo correre per tenere il passo con lo Straccivendolo.
Sebbene piangesse a dirotto,
e sanguinasse forte dalla fronte,
sebbene spingesse il suo carrello con un braccio,
e barcollasse per l'alcol, cadendo e ricadendo,
esausto, vecchio e malato,
proseguiva comunque a velocità spedita.
Percorreva velocemente le strade della città,
miglio dopo miglio finche giunse al limite delle forze
e si affrettò ancora.

Piansi nel vedere i cambiamenti in quest'uomo.
Soffrivo nel vedere il suo dolore.
Tuttavia dovevo vedere dove andava così di fretta.
Volevo sapere che cosa lo spingesse così.
Il piccolo vecchio Straccivendolo giunse al campo
dove c'era la discarica
Volevo aiutarlo in ciò che stava facendo,
ma mi tirai indietro e mi nascosi.

Egli salì su una collina,
con grande fatica fece un po' di spazio su quella collina
poi sospirò.
Si sdraiò.
Per cuscino aveva un fazzoletto e una giacca.
Si coprì con una coperta militare e morì.
Oh come piansi nel vedere quella morte!
Mi buttai in una macchina vecchia e piansi amaramente come uno che non ha speranza.
Perché ero arrivato ad amare lo Straccivendolo.
Ogni altro volto era scomparso di fronte alla meraviglia di quest'uomo,
e lo amavo,
ma lui morì.
Singhiozzai fino ad addormentarmi.
Non sapevo - come potevo sapere? -
che dormii tutto il venerdì notte e tutto il giorno e la notte del sabato.

Ma poi, la domenica mattina,
fui svegliato con violenza.
Luce, pura luce abbagliante,
sul mio volto.
Battei le palpebre e guardai
e vidi l'ultima e la prima meraviglia di tutte.
Lì c'era lo Straccivendolo
che ripiegava la coperta con molta cura,
una cicatrice sulla fronte,
ma vivo!
E inoltre in ottima salute!
Non c'era alcun segno di dolore né di età
E tutti gli stracci che aveva raccolto splendevano di pulito.

Bè, allora abbassai il capo e,
tremante per tutto ciò che avevo visto,
anch'io camminai verso lo Straccivendolo.
Gli dissi il mio nome con vergogna
Perché accanto a lui non ero che un'immagine triste.
Poi in quel luogo mi tolsi tutti i miei vestiti,
e gli dissi con voce struggente:
"Vestimi…"
Lui mi vestì.
Il mio Signore mi mise dei nuovi stracci addosso e io ora sono una meraviglia accanto a lui.
Lo Straccivendolo, lo Straccivendolo, il Cristo!

Avete letto la storia sopra?

Credevo che avere una vita "normale" senza vizi voleva dire non avere bisogno di DIO, ma dopo aver sentito questa storia mi sono reso conto di aver bisogno di un vestito nuovo e che non esiste nessuno che non abbia qualcosa da lasciare hai piedi di Gesù e che è stupido non accettare il dono che qualcuno ha già pagato ed è pronto li per noi.

Vito











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