… e chi avrebbe mai detto che a 720 metri di altitudine, in un freddo novembre di un paesello fermo a 50 anni fa, si potesse sentire tanto calore ed accoglienza … ?
L’ultimo finesettimana di Novembre l’allegra brigata di esploratori da Stazione di Lode, Milano, si è mossa verso il Profondo Sud, alla volta di una cittadella poco rinomata, in una provincia italiana non molto famosa, di una regione da sempre piena di varie difficoltà: Nicosia, Enna, Sicilia.
Siamo partite -e tornate- in 5 (Patrizia, Dorkis, Maria Grazia, Anna ed Eleonora), ma abbiamo rischiato di perdercene un paio per via, fra mal di pancia, rimedi salutari all’aglio e biglietti aerei smarriti in aeroporto!!
Quel che abbiamo trovato ci ha stupite, incoraggiate e … beh, buona lettura!!!
Il Faro di Nicosia è una “cooperativa sociale” che si occupa di minori da 8 a 18 anni che vengono da famiglie nient’affatto in grado di garantir loro una condizione di vita degna di tale nome. Così, tutte noi pensavamo di trovare un istituto di recupero “classico” ed invece … all’aeroporto ci aspettava Elisabetta (detta “Signora Sabbetta” o anche “Heidi”!!), con la sua macchinona a 9 posti: una donna sempre sorridente, ed una forza di vita che ci ha subito conquistate! Elisabetta rideva e parlava allegramente della storia de “Il Faro” nel lungo viaggio da Catania a Nicosia, mentre sfrecciava alla velocità del vento tra curve e tornanti (avreste dovuto vedere Dorkis in volto, era di un color verdino chiaro.. eheheh ). Ci ha raccontato che è iniziato tutto da un sussulto di compassione nel cuore suo e del marito Walter, entrambi svizzeri, per la condizione delle ragazze-madri e donne svantaggiate. Non avevano molto da cui partire, se non la voglia di farlo ed una fiducia incrollabile nel Dio Meraviglioso che aveva messo nel loro animo tanto amore per queste persone bisognose. E così è iniziato tutto. Hanno preso una ragazza, poi un’altra, poi dei bambini, e poi la voce si è sparsa e.. benvenuti a “Il Faro di Nicosia”, centro riconosciuto e supportato dalla regione Sicilia!
Non è incredibile? No beh, non lo è, con Dio questo è possibile! Anzi probabile!!
Il Centro è organizzato in maniera veramente speciale: i bambini vengono inseriti in case “normali” (l’una vicina all’altra e tutte limitrofe al “quartier generale” dove abitano Walter ed Elisabetta) con una coppia di educatori per ogni casa in modo da riproporre l’ambiente familiare di cui questi piccoli sono stati ingiustamente privati; gli educatori, Walter ed Elisabetta, i volontari e l’ambiente sono cristiani, e questo permette ai bambini e agli ospiti di godere di un’atmosfera pacifica ed immersa nell’amore di Dio; per cui nessuno si perde d’animo quando manca l’acqua, o si fa fatica a quadrare i conti, c’è un raffreddore di troppo o manca qualsiasi cosa. E’ davvero così, e questo per noi della Città, è stato un bell’insegnamento Elisabetta ci ha mostrato come la pazienza e la fiducia in Dio siano requisiti necessari per mandare avanti un’organizzazione tanto composita; la disciplina è precisa e severa, ma mitigata dall’affetto, ed abbiamo visto tutto questo sui volti sorridenti e sereni dei piccolini che hanno letteralmente rapito il nostro cuore (Maria Grazia non riusciva a smettere di ballare con la piccola Desirèe, mentre Eleonora prendeva lezioni di “Disegno applicato con pastelli e matite” da Luana e di “siculo stretto” da Martin e Dorkis “prendeva il tè” in stanza con Jessica e le altre signorine! ..e come dimenticarsi di Anna alle prese con Joel e la sua pappa!!). Ai bambini viene insegnato a gestire la propria giornata con lavoretti domestici ottimi per responsabilizzarli, tempo per riposare, giocare, guardare la tv e fare i compiti, in più imparano a stare con gli altri, mentre figure professionali adeguate immerse nel contesto de “Il Faro” e quindi familiari per i bambini, curano e cercano di colmare deficit psicologici, fisici, e di vario genere, senza dimenticare che la cornice di tutto questo è la fede in Gesù, il compassionevole Dio che dà forza ad ognuno per andare avanti, e saggezza alla coppia Hasenfratz (Walter e Elisabetta) di gestire tutto e rispondere ai bisogni di varia natura.
Che cosa aspettavamo di trovare nel paesello di Nicosia? Beh, un istituto di recupero bambini ed adolescenti funzionale che ispirasse il nostro desiderio di fare qualcosa di simili anche a Milano..
Che cosa abbiamo trovato? La famiglia di Dio, all’interno della quale c’è cura e amore, dove i problemi vengono affrontati e i drammi risolti, perché Dio si sa curare bene delle Sue cose..!! Molto spesso noi crediamo che fare grandi cose per Dio significhi farne di spettacolari, ma a Nicosia, i 5 esploratori hanno assistito ad una gran cosa, cuori di bambini ristorati, curati e abilitati, il tutto senza un accenno di spettacolarità..! Wow…
“Circondati da un così gran numero di testimoni..” come direbbe qualcuno, adesso siamo davvero pronti per vedere qualcosa di simili a Milano, Patrizia e noi con lei, ci crediamo … Dio ha ascoltato il grido dei ragazzi in Italia, Lo vedremo fare cose grandi attraverso di noi … allora, lo diciamo un bell’AMEN??