Stazione di Lode


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Bell'attrezzo

Inni alla Follia

C'era una volta.. il Fabbro dalle mani esperte..
(E. M. Santacroce)


C'era una volta un pezzo di ferro inutilizzato. Infelice. Inutile. Un giorno un Fabbro dalle mani esperte posò il Suo sguardo su di lui ed i Suoi occhi si illuminarono di un'insolita luce: sorrise l'Uomo laborioso prendendo la ferraglia polverosa in mano e disse "ecco un bell'attrezzo!".
Il ferraccio sbigottì. Lui non lo era di certo, non era mai stato un, com'è che lo aveva chiamato?, "bell'attrezzo".
.. si lasciò prendere, che altro avrebbe potuto fare!?
Il Fabbro, canticchiando, lo pulì ben bene: via la polvere, via le ragnatele, tolta l'opacità del disuso, ecco un ferretto luccicante. "Un ferretto luccicante e niente più", pensò la sbarra, sicura che il Fabbro, avvedendosi della sua incapacità, lo avrebbe buttato via. L'Uomo fissò il ferro - "ecco, ora mi getta eh.. ecco.."- e disse "mmh, mi sarà utile questo bell'attrezzo!".
Eh?? Altra sorpresa..
L'Uomo lo afferrò con le Sue robuste mani e lo infilò nella fornace. Cavolo se bruciava! Il ferro arrostiva come un'aragosta! Soffriva, eppure.. quell'Uomo aveva in serbo per lui, nascosto nella Sua mente creativa, un progetto. Strinse i denti, -non che li avesse, capite, ma è il modo di dire..!- e si lasciò arrovellare ben bene.
Quando fu il momento, il Fabbro lo tolse dal forno incandescente: " e così a cosa potrei servire? Rosso come le tegole dei tetti e molle come le spugne..?!", si scoraggiò il ferro abbrustolito.
L'aria fresca lo accolse cosi come il sorriso del Fabbro dalle mani esperte: "vediamo un po'.. so cosa farò di te, bell'attrezzo". Lo mise sull'incudine e cominciò a batterlo col martello. Era dura, ma il ferro si sentiva incoraggiato dalle buone parole del Fabbro e si lasciò percuotere e modellare. Bum.. Bum.. dolore.. Bum.. Bum.. confusione.. "Ecco qua!". Proprio quando il ferro sembrava non farcela più, quando anche solo un'altra martellata lo avrebbe messo KO, proprio allora il Fabbro smise il Suo lavoro.
Che sollievo..
Lo sollevò stretto tra le Sue pinze da lavoro; aveva una forma nuova, non sembrava neppure lui.. quello che prima era stato un vecchio ferraccio polveroso.. Ma il Fabbro fece qualcosa di inaspettato, incredibile, sembrava ingiusto: infilò la sbarra lavorata ed incandescente, dentro un catino d'acqua gelida! Immaginate.. tutto il mondo fu scosso e ribaltato, le temperature si susseguivano ad una tale velocità che era impossibile abituarvisi. Il ferro si sentiva spiazzato, impaurito, sconcertato.
Più duro della fornace, più duro dei colpi sull'incudine, non poteva resistere.
Accadde allora ciò che mai si sarebbe immaginato; il contatto con l'acqua rese la sua costituzione sempre più forte e definita. La forma si faceva concreta e solida.. ecco.. era di nuovo solido come un ferro: dopo tutto quel tempo fra forno ed incudine, si era dimenticato quanto fosse piacevole!
"Si.. era questo quello che avevo in mente per te.": dopo tanto lavoro, il Fabbro dalle mani esperte si sedette felice, contemplando la Sua opera.

Non sarei forte,
non sarei giusta,
non sarei niente senza la Tua grazia.
Non sarei onesta,
solo da buttare,
se non fosse per questo Tuo grande Amore …
.. è il grande Amore...
A Te, Gesù..
Eleonora_

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